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Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan (Usa, 2012)

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Dopo una lunga pausa estiva rimetto mano al blog per scrivere qualche riga su quella che sarà una delle pellicole più viste (e discusse) di questa fine 2012: Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The dark knight rises in inglese, abbreviato in Tdkr). Tdkr è stato preceduto da una tale campagna di marketing e da una così grossa valanga di aspettative che, a meno che non si entri in sala senza sapere chi è Christopher Nolan, difficilmente se ne uscirà completamente soddisfatti. Ma non è solo un problema di aspettative alte, altissime nel mio caso, ad allontare l’ultimo capitolo della trilogia di Nolan dalle vette raggiunte dal precedente Cavaliere oscuro.

Il problema di Tdkr è che Nolan ha voluto dire tante, forse troppe cose, nell’ultimo capitolo della sua trilogia, perdendosi così per strada. E la lunghezza record di 165 minuti contribuisce ad accentuare questa sensazione (e una certa noia). C’è tutto, troppo e anche di più, nell’ultimo film di Nolan. Una riflessione sulla necessità del male meritevole di uno studio approfondito, una storia di rinascita e vendetta degna di Montecristo e un protagonista ormai cristologico in tutto e per tutto, non solo nel sacrificio. Per accumulo procede anche la messa in scena e la costruzione delle sequenze  di azione. Quindi inseguimenti e combattimenti sempre più intricati, macchine e bat-attrezzature sempre più estreme e un rapporto con la verosimiglianza sempre più labile.

Tutto questo per dire che a un certo punto, più o meno a metà, il film inizia a diventare anabolizzato e gonfio almeno quanto l’arcicattivo Bane. Anche lui più interessante quando si nasconde silenzioso nelle fogne, rispetto a quando si trasforma in un nemico verboso e un po’ retorico per colmare il resto della (lunga pellicola). Poteva essere un nuovo capolavoro, non lo è. Nonostante un cast eccezionale. Tdkr è un bell’action movie realizzato da un regista straordinaro, e non è poco. Macchiato già da una maledizione, la terribile strage di Denver, che lo renderà purtroppo indimenticabile.

Chronicle

Pubblicato: aprile 19, 2012 in Recensioni
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Chronicle di Josh Trank (Usa, 2012)

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Tre ragazzi di una high school americana (lo sfigato con la telecamera, il cugino figo e l’aspirante politico) si imbattono in uno strano oggetto in un parco. Si ritroveranno dotati di poteri straordinari, ma la situazione degenererà in fretta.

Lanciato con una bella campagna di marketing virale, pompato dall’hype di social network e blog, Chronicle arriverà in sala in Italia il prossimo 9 maggio (è passato in anteprima all’ultimo Future Film Festival) dopo aver già incassato  negli Stati Uniti oltre 64 milioni di dollari. Mica male per una produzione che si autodefinisce “indipendente”. In realtà di indipendente c’è ben poco, se si considera che il film è costato comunque 12 milioni di dollari e dietro la sceneggiatura c’è Max Landis (figlio del più conosciuto John).
Considerazioni sulla produzione a parte, bisogna riconoscere che la ricetta funziona. Basta mescolare tre quarti di Misfits, un quarto di Cloverfield e per il resto condire con Jackass e un po’ di Schopenhauer for Dummies. Se poi ci aggiungete tre protagonisti giovani e bravi (tranne in qualche caduta di stile sul finale), oltre che una valanga di effetti speciali, il gioco è fatto. La forma del mockumentary, cosa rara, non stanca. Il giovanissimo (è un ’85) Josh Trank usa qualche trucchetto per evitare una piattezza eccessiva delle riprese. E le tonnellate di oggetti, autovetture e palazzi che si sfasciano volando sullo schermo fanno il resto.
Consigliatissimo, soprattutto a chi pensa che da grandi poteri NON derivino grandi responsabilità.

X-Men – L’inizio

Pubblicato: giugno 24, 2011 in Recensioni
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X-Men – L'inizio di Matthew Vaughn (Usa, 2010)

Chi erano, cosa facevano e come vivevano i mutanti poi diventati i leggendari X-Men? Ragazzi come gli altri, stupidotti e un po' impacciati, costretti a fare i conti con poteri più grandi di loro. E trasformati quasi per caso nel gruppo mutante più potente, e temuto, sulla Terra.

Avevo molti dubbi sulle possibilità di successo di un nuovo film sugli X-Men. Se si esclude l'impronta data all'inizio da David Fincher, la saga legata ai mutanti creati da Stan Lee ha perso colpi e mordente nel tempo. Eppure la cura Vaughn, stiloso e cinetico regista di Kick-Ass, ha funzionato.
Certo, in molti lamenteranno la scarsa fedeltà di personaggi e intreccio alla saga fumettistica originale. Eppure la semplificazione, tutt'altro che stupida, operata dai sei (!!!) sceneggiatori e dal regista funziona. E regala allo spettatore personaggi indimenticabili, come il raffinatissimo e furioso Magneto di Michael Fassbender, oltre che siparietti spassosi sugli impacciati mutanti alle prime armi (e ai primi ormoni). Il tutto condito con i toni epici della tragedia classica, che ormai dominano ogni blockbuster degno di questo nome.
Qualche falla sul piano tecnico c'è, ma è roba da maniaci della computer graphics. Tutti gli altri si godranno un film supereroistico ben fatto e usciranno dal film con la voglia di vedere (l'ennesimo) seguito.