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13 Assassini

Pubblicato: luglio 12, 2011 in Recensioni
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13 Assassini di Takashi Miike (Jap, 2010)

Incaricato di uccidere il malvagio figlio del vecchio shogun, sadico signore con una passione per le torture, un vecchio samurai metterà insieme una squadra di 13 samurai (o quasi). Determinati a seguirlo fino alla carneficina più totale.

Strane e imperscrutabili sono le vie della distribuzione italiana e Takashi Miike ne è la prova. Dopo una carriera ormai ventennale, il regista giapponese di capolavori come Audition o Ichi the killer è approdato nelle sale italiane poche volte e con opere decisamente minori, se non addirittura trascurabili.
Stavolta, grazie alla spinta del Festival di Venezia e al coraggio della Bim, le cose sono andate meglio. E in 105 sale italiane (ripeto, 105!!!) è arrivato questo 13 assassini. Un chanbara eiga riletto dal personalissimo sguardo di Miike, capace come pochi di rimanere fedele a se stesso pur girando anche sei film in un anno con budget improbabili.
Stavolta c'èrano più soldi del solito, per fortuna, e la voglia di rileggere un genere classico e una delle figure più abusate nella terra di confine tra film di samurai e western. Quella del wild bunch, il mucchio selvaggio (poco importa se di cowboy, 13 assassini o 7 samurai) pronto a ripristinare la giustizia sino al sacrificio. Tagliato in due come un foglio di carta di riso, il film procede lento nella prima mostrando l'elegante nascita di un complotto nella penombra di antichi palazzi, per poi espoldere in un groviglio di corpi, lame e sangue ben congegnato e a tratti spassoso. Squilibrato? Tutt'altro, visto che entrambe le facce del film sono godibilissimi, belle da vedere e assolutamente complementari nella loro diversità. In sala sta resistendo e questo è un bene. Passate sopra il tremendo slogan che ne accompagna la distribuzione italiana ("13 uomini, una missione, massacro totale") e non ve ne pentirete, anzi.

Helldriver

Pubblicato: Maggio 6, 2011 in Festival, Recensioni
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Helldriver di Yoshihiro Nishimura (Jap, 2010)

Una strana nube tossica trasforma metà del Giappone in un mondo postatomico di zombi, dalle cui strane corna si ricava una droga (letteralmente) esplosiva. Quattro persone condannate a morte dal governo verrano spedite al di là del muro che divide il paese, per trovare e uccidere la regina degli zombi e porre fine al suo regno.

Senza nemmeno accorgermene sono diventato un habitué del cinema di Nishimura, inanellando una dopo l'altra la visione dei suoi lungometraggi ultrasplatter dai titoli improbabili: Tokyo Gore Police, Vampire Girl vs. Frankenstein Girl, Machine Girl e via dicendo. E ogni volta che mi trovo di fronte all'ultima fatica cinematografica di questo superindipendente maniaco del gore demenziale mi pongo sempre la stessa domanda: ma nel 2011 ha ancora senso 'sta roba?
La risposta è sì, soltanto se siete disposti a "godervi" (con molte virgolette) due ore di anarchia narrativa e visiva. Tagliata con l'accetta, in tutti i sensi, ma pronta a mostrare in azione armi che non sognereste nemmeno nei vostri incubi più idioti (una katana ELETTRICA???). Tutti quelli che dopo il Signore degli Anelli hanno recuperato Bad taste e sono rimasti disgustati, invece, dovrebbero tenersi a distanza di sicurezza. Siete avvisati.

ps per i fan di Audition
la regina zombi è interpretata dalla bellissima e gelida Eihi Shiina, uau