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Poetry

Pubblicato: aprile 23, 2011 in Recensioni
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Poetry di Chang-dong lee (Sud Corea, 2010)

Mija è una dolce signora sessantenne, elegante e curata a dispetto di una vita umile e di un lavoro difficile come badante. Alla ricerca di un rapporto impossibile con il nipote adolescente, lasciatole in casa dalla figlia, Mija cercherà nella poesia la leggerezza e la gioia che la vita le negano.

La poesia come riscatto, realizzazione, ma soprattutto come imperativo morale. La poesia come via d'uscita dai disastri della vita, suprema verità al di là di violenza, menzogne e nascondimenti. Riuscire a fare un film così coraggioso è difficile, quasi impossibile senza cadere nella retorica. Chang-dong Lee c'è riuscito e ha inscatolato un piccolo capolavoro di delicatezza, sensibilità e regia.
Si rimane letteralmente a bocca aperta di fronte alla bravura di Jeong-hie Yun, famosissima attrice (in patria) del cinema koreano anni '70, tornata sul grande schermo dopo una lunga assenza. La sua Mija, sessantenne naif che sogna di scrivere una poesia, è un personaggio di una delicatezza preziosa, costretta a fare i conti con lo squallore di chi non sa cosa significhi sognare in versi. Eppure sarà proprio la poesia, traguardo irraggiungibile in un mondo umile fatto di tinelli sporchi e malattia, a darle la forza di prendere delle scelte altrimenti insostenibili.
Chang-dong Lee dirige magistralmente tutto, con una macchina da presa leggera come le foglie al vento, anche quando inquadra (come in Oasis) le difficoltà dell'handicap. Quello che rimane è un'opera preziosa, forse unica, da vedere assolutamente finché è ancora in sala.