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J. Edgar

Pubblicato: gennaio 24, 2012 in Recensioni
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J. Edgar di Clint Eastwood (Usa, 2011)

L’inarrestabile ascesa di J. Edgar Hoover. Da poliziotto del rione ai vertici di quella che è a tutti gli effetti una sua creatura: l’Fbi. La storia di un americano fino al midollo. Ossessianato dalla sicurezza del suo Paese fino al punto di ricattare consigliare i suoi Presidenti.

Che cosa avreste pensato de Il Divo  se metà del film fosse stata dedicata alla vicende personali di Giulio Andreotti, piuttosto che a ripercorrere ogni angolo della vita di un discusso protagonista della storia italiana? Probabilmente sareste usciti dalla sala chiedendo lo scalpo di Sorrentino. E domandandovi perché sprecare tanta pellicola in ottovolanti emotivi, quando c’era tanto (troppo) da ricostruire e raccontare su Andreotti.

Ecco, magari sembra una provocazione banale, ma Eastwood con J. Edgar ha fatto esattamente questo. Ha messo a fuoco la sua macchina da presa molto, troppo, sulla discussa vita privata del numero uno dell’Fbi: dall’ambiguo rapporto con la madre fino alla presunta omosessualità. Lasciando per strada molte, troppe, vicende che lo hanno visto protagonista nella storia statunitense del XX secolo. O al massimo accennandole en passant (vedi alla voce maccartismo).

Il problema di J. Edgar, insomma, non è certo quello che c’è nel film, ma quello che manca. Se si accetta questo limite (personalmente l’ho trovato difficile), ci si gode comunque una grande regia. Una straordnaria fotografia. E una serie di attori, Leonardo DiCaprio in testa, che non hanno nulla da invidiare ai grandi del cinema classico. Io, purtroppo, sono uscito dalla sala con la sensazione di aver visto un film riuscito a metà.

Hereafter

Pubblicato: gennaio 25, 2011 in Recensioni
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Hereafter di Clint Eastwood (Usa, 2010)

Un operaio americano dotato di poteri paranormali, una giornalista francese reduce da un'esperienza pre-mortem e un ragazzino inglese che ha visto la morte da vicino. Tre vite lontane si incrociano alla ricerca di ciò che ci attende dall'altra parte.

E' difficile parlare di Hereafter senza ricordare due cose. La prima è che un film di Eastwood, e quindi porta con sé (almeno nel mio caso) una vagonata di aspettative superiore alla norma. La seconda è che il film di un regista anziano su ciò che ci attende dopo la morte, e quindi è probabilmente più "personale" e "sentito" di molte altre opere precedenti.
Al di là delle considerazioni autoriali e biografiche, che potrebbero pregiudicare visione e giudizio, è però ugualmente difficile parlare di questo film. I primi dieci minuti sono da manuale: lasciano senza fiato e non si dimenticano facilmente. La struttura narrativa è imponente e dickensiana, come ha suggerito più di un critico, con lunghi fili che si dipanano da lontano fino a raggiungere la matassa. La storia è coinvolgente, la regia netta e rigorosa (forse troppo).
Eppure, forse per colpa del soggetto, qualche sbavatura si nota. Soprattutto in un finale decisamente buonista e consolatorio. Che nulla toglie, però, alla coerenza e pienezza di un cinema che nasce già "classico".