Posts contrassegnato dai tag ‘biografia’

Hunger

Pubblicato: Maggio 16, 2012 in Recensioni
Tag:, , , , ,

Hunger di Steve McQueen (Uk-Irlanda, 2008)

Image

La parabola carceraria di Bobby Sands e dei suoi compagni di prigionia dell’Ira. Che scelsero lo sciopero della fame (e la morte) pur affermare le proprie posizioni contro il governo inglese in Irlanda del Nord. E rivendiare lo status (mai concesso) di prigionieri politici.

Corpi straziati come in un quadro del Mantegna, piani sequenza che lasciano senza fiato e inquadrature implacabili. E’ inutile girarci molto attorno. Il cinema di McQueen, comunque la si veda, è un piccolo miracolo. Un miracolo di gusto, registico e artistico (McQueen viene dalle arti visive e non lo nasconde). Un miracolo attoriale (Fassbender uber alles). E un miracolo distributivo, finalmente, è quello che ha portato con quattro anni di ritardo Hunger nelle sale italiane.

La parabola tragica di Bobby Sands e dei suoi compagni diventa una struggente opera morale sulla libertà a tutti i costi. Su quello che un uomo può fare, contro se stesso, contro Dio, pur di affermare fino alla fine le proprie idee. Il quadro politico, per quanto onnipresente, resta quasi sullo sfondo. Hanno tutti i proprio tormenti, sembra suggerire McQueen. I militanti dell’Ira, pronti a morire per le proprie idee. E i secondini che li pestano, ma piangono e vivono nel terrore fuori dal carcere.
Su tutto domina la recitazione e il corpo di Fassbender/Sands. Provato, pestato, annichilito (ha perso 18 chili per questo ruolo), piagato. La tela dove McQueen scrive il dramma di un uomo incapace di mollare anche un solo centimetro delle proprie convinzioni. Il lungo dialogo con camera fissa tra Sands e il prete che viene a trovarlo in carcere dovrebbe essere già nei manuali di cinema. Uno di quei film che non si scordano e vi portate dentro a lungo. Un capolavoro, insomma.

J. Edgar

Pubblicato: gennaio 24, 2012 in Recensioni
Tag:, , ,

J. Edgar di Clint Eastwood (Usa, 2011)

L’inarrestabile ascesa di J. Edgar Hoover. Da poliziotto del rione ai vertici di quella che è a tutti gli effetti una sua creatura: l’Fbi. La storia di un americano fino al midollo. Ossessianato dalla sicurezza del suo Paese fino al punto di ricattare consigliare i suoi Presidenti.

Che cosa avreste pensato de Il Divo  se metà del film fosse stata dedicata alla vicende personali di Giulio Andreotti, piuttosto che a ripercorrere ogni angolo della vita di un discusso protagonista della storia italiana? Probabilmente sareste usciti dalla sala chiedendo lo scalpo di Sorrentino. E domandandovi perché sprecare tanta pellicola in ottovolanti emotivi, quando c’era tanto (troppo) da ricostruire e raccontare su Andreotti.

Ecco, magari sembra una provocazione banale, ma Eastwood con J. Edgar ha fatto esattamente questo. Ha messo a fuoco la sua macchina da presa molto, troppo, sulla discussa vita privata del numero uno dell’Fbi: dall’ambiguo rapporto con la madre fino alla presunta omosessualità. Lasciando per strada molte, troppe, vicende che lo hanno visto protagonista nella storia statunitense del XX secolo. O al massimo accennandole en passant (vedi alla voce maccartismo).

Il problema di J. Edgar, insomma, non è certo quello che c’è nel film, ma quello che manca. Se si accetta questo limite (personalmente l’ho trovato difficile), ci si gode comunque una grande regia. Una straordnaria fotografia. E una serie di attori, Leonardo DiCaprio in testa, che non hanno nulla da invidiare ai grandi del cinema classico. Io, purtroppo, sono uscito dalla sala con la sensazione di aver visto un film riuscito a metà.