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Porco Rosso

Pubblicato: dicembre 7, 2010 in Recensioni
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Porco Rosso di Hayao Miyazaki (Jap, 1992)

Mare Adriatico, a cavallo  tra le due Guerre. Sui cieli tra l'Istria e Milano volano e si scontrano gli eroi degli idrovolanti. Tra loro c'è il cacciatore di taglie Marco Pagot, conosciuto come Porco Rosso da quando una maledizione lo ha condannato ad avere il volto di un maiale. E da campione dei cieli dovrà fare i conti con chi vuol fargli la pelle.

E' sempre difficile descrivere la meraviglia e lo stupore che si prova di fronte a un'opera di Miyazaki. Anche se si tratta di un lungometraggio di quasi vent'anni fa, a cui è toccata una tardiva (e purtroppo limitata) distribuzione italiana.
Il cinema del maestro dell'animazione giapponese, Leone d'oro alla carriera, è la cosa più vicina ai sogni che si fanno da bambini che vi capiterà di vedere sul grande schermo di questi anni. Sconfinati cieli blu topazio, gigantesche e fragili macchine volanti, uomini che diventano animali (o viceversa). Anche nell'Italia fascista di Porco Rosso, dove le macchine volanti hanno nomi e motori di idrovolanti storici, il confine tra sogno e realtà è così labile da farci accettare un pilota con il volto di un maiale.
E' questa la forza di Miyazaki: il suo cinema ha sempre la potenza antica dei sogn. E' lui, forse, il più grande nipote vivente delle lanterne magiche e del teatro delle ombre, come dimostra il bellissimo museo che la sua casa di produzione ha aperto a Tokyo. E Porco Rosso è la conferma, tardiva per molti italiani, che il suo è un cinema capace di far sognare tutti con la delicatezza degli acquarelli usati dagli artisti dello Studio Ghibli. Basta spalancare gli occhi e godersi il volo degli aeroplani sopra di noi, come in una culla un po' più grande e buia di quella dove siamo già passati.

Toy story 3

Pubblicato: agosto 25, 2010 in Recensioni
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Toy story 3 di Lee Unrkrich (Usa, 2010)

E' sempre impressionante guardare un nuovo lavoro della Pixar. Per almeno due ragioni. La prima è che pochi mesi di tempo tra un lavoro e l'altro significano passi da gigante nella tecnica e pura gioia per i nostri occhi (stavolta in 3D e, caso raro, ben sfruttato). La seconda è che questa continua crescita delle tecnica, caso ancora più raro, non significa abdicare sul fronte delle storie. Anzi. Mentre Avatar ci ha stupito con i suoi pixel e annoiato con intrecci banali e manicheismo buoni-cattivi, Toy Story 3 è un perfetto mix di magnificienza in computer graphic e geniale scrittura filmica (lo sceneggiatore è Michael Arndt, Oscar nel 2007 per Little miss sunshine).
Un film che rimane fedeli ai suoi predecessori, ma che dimostra che la Pixar del primo Toy Story sia cresciuta. Come Andy, il bambino proprietario di Woody, Buzz & co., che ormai si prepara per andare al college. E deve scegliere se condannare i proprio giocattoli all'oblio, alla discarica o, peggio, a un asilo trasformato in prigione da un malvagio orsetto rosa.
Si ride, si piange e si affoga in citazioni cinefile (dalla Grande fuga all'Esorcista). Imperdibile, come tutto quello che fa la Pixar.