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After life

Pubblicato: marzo 26, 2011 in Recensioni
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After life di Hirokazu Koreeda (Jap, 1998)

Cosa c’è dopo la morte? Una settimana di tempo, insieme a dei consulenti, per scegliere un solo ricordo da portare con sé per l’eternità. E poi, appunto, l’eternità.

Bisognerebbe vedere tutti i film di Koreeda e consigliare alla gente a cui vogliamo bene di fare lo stesso. Noto tra i cinefili da festival, ma praticamente sconosciuto in sala, Koreeda sa raccontare la natura umana con una delicatezza rara nel cinema contemporaneo. Nelle mani di gran parte dei registi “occidentali” After life si sarebbe potuto trasformare in un profluvio di effetti speciali e flashback, nel tentativo di rendere tangibile l’interrogativo di chi si trova a fare i conti (per l’ultima volta) con la propria vita. Koreeda non vuole seguire questa strada, anche per i limiti di budget, ma soprattutto non ne ha bisogno.
Unico elemento soprannaturale, se così lo possiamo definire, è la nebbia che circondo l’edificio in cui arrivano i morti in transito verso l’eternità. Per il resto l’hereafter di Koreeda sembra più un centro di cura pubblico che l’aldilà immagintato da secoli, un luogo delimitato nel tempo e nelle spazio dove i morti sono costretti a fare i conti con la propria vita in lunghe interviste riversate in vhs.
Eppure non ci si annoia: Koreeda è troppo bravo nell’esplorare con delicatezza la psiche dei suoi non-vivi. E vederli rimettere in scena il ricordo più bello della loro vita, con tanto di troupe cinematografica e sala d’essai per le proiezioni, è un’intuizione troppo brillante per non rimanerne estasiati. Bellissimo, davvero.

Hereafter

Pubblicato: gennaio 25, 2011 in Recensioni
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Hereafter di Clint Eastwood (Usa, 2010)

Un operaio americano dotato di poteri paranormali, una giornalista francese reduce da un'esperienza pre-mortem e un ragazzino inglese che ha visto la morte da vicino. Tre vite lontane si incrociano alla ricerca di ciò che ci attende dall'altra parte.

E' difficile parlare di Hereafter senza ricordare due cose. La prima è che un film di Eastwood, e quindi porta con sé (almeno nel mio caso) una vagonata di aspettative superiore alla norma. La seconda è che il film di un regista anziano su ciò che ci attende dopo la morte, e quindi è probabilmente più "personale" e "sentito" di molte altre opere precedenti.
Al di là delle considerazioni autoriali e biografiche, che potrebbero pregiudicare visione e giudizio, è però ugualmente difficile parlare di questo film. I primi dieci minuti sono da manuale: lasciano senza fiato e non si dimenticano facilmente. La struttura narrativa è imponente e dickensiana, come ha suggerito più di un critico, con lunghi fili che si dipanano da lontano fino a raggiungere la matassa. La storia è coinvolgente, la regia netta e rigorosa (forse troppo).
Eppure, forse per colpa del soggetto, qualche sbavatura si nota. Soprattutto in un finale decisamente buonista e consolatorio. Che nulla toglie, però, alla coerenza e pienezza di un cinema che nasce già "classico".