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Miracolo a Le Havre

Pubblicato: dicembre 12, 2011 in Recensioni
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Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki (Finlandia, 2011)

Un lustrascarpe operoso incontra un ragazzino africano tra i moli di Le Havre. E' un immigrato irregolare, determinato ad arrivare a Londra. Il lustrascarpe lo aiuterà, a costo di trascurare un amore malato e sfidare polizia e leggi francesi sull'immigrazione.

Si può raccontare l'immigrazione al cinema in molti modi, con esiti diversi e non sempre esaltanti. Fermandosi ai film visti in sala nell'ultimo anno, gli esempi non mancano. Il realismo magico di Terraferma, decisamente riuscito, o la commedia grottesca di Cose dell'altro mondo, da archiviare e non recuperare.
Kaurismaki, noto per il tocco leggero e strampalato, in questo Le Havre fa quello che sa fare meglio. Trasforma l'immigrazione clandestina in una fiaba proletaria, dove gli ultimi si aiutano a vicenda e nessuno in fondo è davvero cattivo. Attorno a questo piccolo Miracolo, che esiste solo nel titolo della distribuzione italiana, quell'universo di ultimi (o penultimi) diventato una chiave stilistica del cinema di Kaurismaki. Reietti, o quasi, che sembrano un incredibilmente riuscito incontro tra il bestiario di Ciprì & Maresco e gli adorabil Teletubbies. La regia è quella scarna, elegante, minima di Kaurismaki. La fotografia, vivida, teatrale, retrò, è dell'inseparabile Timo Salminen. Gli attori, André Wilms in primis, sono perfetti. Tutto molto dolce, raffinato, rarefatto, intelligente, delicato. Eppure a questa fiaba proletaria manca qualcosa per diventare davvero indimenticabile.