La mafia uccide solo d’estate

Pubblicato: gennaio 3, 2014 in Recensioni
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di Pierfrancesco “Pif” Diliberto (Italia, 2013)

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Pierfrancesco Diliberto ha dimostrato ampiamente di essere uno dei “prodotti” migliori di quella strana fucina di talenti che è stata negli anni Le Iene. Al contrario di molti suoi colleghi, rimasti intrappolati nel proprio personaggio con gli occhiali neri o scomparsi, lui forse qualcosa da dire ce l’aveva davvero. O piuttosto da mostrare, mettendosi accanto al soggetto dei suoi reportage, senza mai coprirlo troppo. Difficile negare che le comuni origini palermitane, insieme all’esperienza della “fuga” dalla Sicilia, me lo rendano per di più particolarmente simpatico. Eppure, di fronte alla sua prima opera cinematografica, sono rimasto interdetto.

Perché? Perché lo spirito naif che anima i lavori televisivi di Pif non funziona sul grande schermo come sul piccolo. Perché La mafia uccide solo d’estate, per quanto godibile, è un film sbilanciato. Tra una prima parte infantile molto allungata (debitrice di un certo Sorrentino) e una seconda, riferita alla maturità del protagonista, un po’ tirata via. Scritta in fretta, forse.

D’accordo, è un’opera prima. Ma è comunque l’opera prima di un “autore” (televisivo?) che dietro la telecamera ci sta da anni e che, magari, si poteva sforzare un po’ di più nel passaggio alla macchina da presa. Alla fine resta l’impressione di trovarsi di fronte a un prodotto gradevole, una sorta di bignamino della mafia for dummies. Ma a Pietro Grasso, che lo ha definito “il più bel film sulla mafia che abbia mai visto”, regalerei volentieri due dvd di Scimeca e Giordana.

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