Ruggine

Pubblicato: ottobre 28, 2011 in Recensioni
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Ruggine di Daniele Gaglianone (Italia, 2011)

Nelle periferie del Nord Italia degli anni '70 i bambini giocano tra ruggine e vecchie carcasse. Sono i figli degli operai immigrati che faranno grande il Nord, ma che vivono ai margini della società. Dove conoscono la libertà di essere se stessi fin da piccoli, ma anche la paura di scontrarsi con adulti per cui sono giocattoli da consumare e buttare.

L'ondata di adattamenti cinematografici di romanzi italiani degli ultimi anni non stupisce. Di fronte alla sfilza di successu editoriali di un manipolo di (nuovi) autori più o meno giovani, l'industria cinematografica è salita sul carro. Portando sullo schermo storie appena amate dal pubblico. Con la prospettiva di un più semplice successo al botteghino.
Ruggine, scritto dal milanese Stefano Massaron, fa parte del gruppo di cui sopra. Grazie a un buon successo editoriale in patria e a qualche traduzione estera con esiti altrettanto positivi. Lo porta sullo schermo Gaglianone, che viene dal documentario e ha un talento notevole nel raccontare con le immagini e poche parole  Così come nel descrivere una periferia metropolitana che sembra lontana anni luce da noi, quando invece è più vicina di quanto pensiamo.
Quello che non funziona, invece, è la fusione tra i due piani temporali su cui si svolge l'intreccio. Tanto è intenso e vibrante il mondo dei bambini, ragazzi di una via Pal degradata di rifiuti e baracche. Tanto è lontano e poco avvolgente il mondo degli adulti che sono diventati, che si lega con forza alle storie dei loro passato. Non è comunque una visione sprecata, basterebbe l'interpretazione mefistofelica di Filippo Timi a giustificare il prezzo del biglietto.

commenti
  1. persogiadisuo ha detto:

    Uno di quei film che ti va venir una grande rabbia, perché si vede un grande talento che però non viene incanalato nella giusta direzione! E come dici tu, è nettamente migliore nella parte coi bambini, con musiche, montaggio e fotografia e interpreti davvero ottimi. Poi nel presente, noia, nessuna fascinazione.

  2. cineblob ha detto:

    Infatti sì. Peccato, peccato, peccato, peccato.

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