Indiano Jones e il regno del teschio di cristallo

Pubblicato: giugno 1, 2008 in Uncategorized

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo di Steven Spielberg (Usa, 2008)

George Lucas si odia. Solo un uomo che odia se stesso, infatti, può demolire nella parabola discendente della sua vita cinematografica quanto di buono ha fatto nella sua vita. Con l'ultima trilogia di Guerre Stellari lo avevamo capito: visto che il papà della famiglia Skywalker era riuscito a tagliuzzare, torturare e rovinare la splendida mitologia contemporanea che era riuscito a creare qualche decennio fa.
La nuova avventura di Indy, parto anche lui della mente di Lucas, conferma l'odio che il regista-sceneggiatore prova ormai per se stesso. E non è bastato l'esercito di penne messo in piedi per evitare una sceneggiatura impastrocchiata, confusionaria e, soprattutto, stupida. Che mescola odiosi e ormai sovraesposti alieni sapienti, giungle da cartolina, bombe atomiche e bulli anni '50.
Invece di seguire la strada già indicata da Alan Moore, mostrandoci un Indy invecchiato, stanco e, perché no, cinico, il nuovo film della coppia Lucas-Spielberg è un'odioso giocattolone che se ne frega bellamente del limite di nonverosimiglianza che ogni spettatore concede al film che guarda. Ecco, far saltare e combattere Indy come molti anni fa è già tanto. Farlo sopravvivere a un'esplosione atomica dentro a un frigorifero, con tanto di targhetta didascalica che ne garantisce la "verosimiglianza", è troppo.
Per i primi cinque minuti, quando i capelli bianchi e il fisico appensantito di Harrison For appaiono sullo schermo, il primo pensiero è quello: si, è l'eroe della nostra infanzia come lo volevamo vedere. Invecchiato, ma tenace. Poi la progressione verso la noncredibilità è tanto geometrica, quanto fastidiosa. E anche se Spielberg sa ancora intrattenerci come pochi altri, vero discendente del cinema di stupore delle origini, ti viene solo voglia di accendere la luce in sala e cambiare canale.

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