The Call – Non rispondere

Pubblicato: novembre 23, 2005 in Uncategorized

The call – Non rispondere di Takashi Miike (Giappone, 2003)

Una ragazza riceve uno strano messaggio nella segretaria telefonica del suo cellulare: le sue urla e una data futura, che corrisponderà esattamente al momento della sua morte. Quello che sembra uno scherzo macabro si trasforma presto in un’epidemia di morte finché Yumi, una studentessa amica della vittima, non troverà la spiegazione di quello che sta accadendo.

Il primo film a essere distribuito in Italia di Takashi Miike, regista che da queste parte si ama molto (al punto da averne fatto una tesi di laurea), è un bignami sul new horror giapponese degli ultimi dieci anni. Proprio per questo The call è costato non pochi rimproveri a Miike, accusato di aver perso la sua originalità, di essersi venduto al mercato (quale?), e di essersi, irrimediabilmente, compromesso.
In realtà con The call Miike, da bravo autore-termite, dimostra anche stavolta che il cinema è necessità, non virtù. Ben venga quindi la breve conversione all’horror ‘da vendere’ e non ‘da subire’. Ben venga, anche, la cannibalizzazione selvaggia dei maestri del genere (la santa triade Nakata, Shimizu, Kurosawa) se il risultato è un film che riesce, davvero, a fare paura. Niente di originale, ha obiettato qualcuno. Ma Miike ha già fatto abbastanza, e altro farà, di originale e quindi The call non è che la prova della sua, mai smentita, duttilità. Unica vera pecca del film, invece, la continua ricerca del colpo di scena, che porta la sceneggiatura ad arrancare non poco. In The call, però, di paura ce n’è, e tanto basta. Ai fan di vecchia data, infine, rimane il dolce piacere di apprezzare davvero il finale, criptico e straniante come da tradizione.
Da far vedere agli amici per fare nuovi proseliti. Poi gli si darà dell’altro Miike.

commenti
  1. kekkoz ha detto:

    un altro che non massacra The Call. oh. ti voglio bene, ex-capellone.

  2. anonimo ha detto:

    grazie, clone malvagio 😀

  3. murdamoviez ha detto:

    nah..sto film è brutto imho.

    e non spaventa per niente.

    poi sul fatto che miike possa fare tutte le marchette che vuole non ti do di certo torto

  4. minstrel ha detto:

    A me è piaciuto anche se i richiami, per chi è abituato a film di genere nipponici, sono a volte fin troppo sfrontati. Il modo migliore per presentare al peggio un autore in un mercato cinematografico. O il peggior modo di presentare un regista di culto col migliore film da esportazione dello stesso.
    Proprietà commutativa mode on.

    Bravo Cine, la recensione è bella da leggersi!

  5. anonimo ha detto:

    a me è piaciuto. Pur non avendo questa grande conoscenza di Miike nè questa grande adorazione nei suoi confronti. La prima cosa che almeno io cerco in un film horror è la paura. Certo l’originalità non guasta, ma forse per originalità si deve anche intendere la capacità di mischiare quanto di gia’ visto per creare qualcosa che realmente terrorizzi. Voglio dire dopo dark water, i vari ringu e ju on, non è da tutti riutilizzare gli ormai soliti clichè del genere e centrare l’obiettivo, no?
    allergic

  6. ichi ha detto:

    per me il peggior miike in assoluto. il difetto maggiore è che a parte un paio di sequenze (mi sembra di ricordare quella nell’ospedale) non sembra neanche un miike. meglio di the phone e cloni vari, inutile dirlo, ma una delusione.

  7. cineblob ha detto:

    @ murda: a me ha spaventato, sarà… @ tutti: ovviamente non è il miglior film di Miike, ma secondo me riesce a fare egregiamente quello per cui è stato progettato, e tanto basta. poi per dire che è il suo peggior film dovete almeno averli visti tutti ;-P

  8. kekkoz ha detto:

    hai dato 5 pallette a chi-sai-tu. ti voglio bene.

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