La sposa siriana

Pubblicato: novembre 10, 2005 in Uncategorized

La sposa siriana di Eran Riklis (Francia/Germania/Israele, 2004)

 

In un villaggio druso sulle alture del Golan, tra il lago Tiberiade e il monte Hermon, Mona si sta preparando al matrimonio combinato con Tallel, giovane star della televisione siriana. Sposandosi con Tallel Mona dovrà abbandonare per sempre i territori occupati e la sua famiglia, diventando a tutti gli effetti una cittadina siriana. Il matrimonio, però, sarà più difficile del previsto.

Un film bellissimo, toccante, sincero: ma soprattutto un esempio di cinema politico che fa male raccontando le storie della gente comune. Riklis, regista israelinao di formazione europea, racconta con disarmante semplicità la storia di un’unione destinata, irrimediabilmente, a dividere.
La vita normale di una ragazza normale che si scontra con l’assurdità della burocrazia e con l’assenza, suggerita da una bellissima sequenza di montaggio, di chi dovrebbe tutelare gli interessi del proprio popolo. Lo sfondo, la triste realtà di chi vede negata la propria appartenenza culturale e politica, galleggia fino al primo piano, mentre la storia di Mona sembra quasi eclissarsi e scomparire lentamente, come la protagonista nel desolante finale.
Ripeto: il modo più intelligente, e profondo, di fare del cinema politico. Da vedere, assolutamente.

commenti
  1. cinemaleo ha detto:

    Onore alla Mikado per aver comprato e distribuito questo film (gran successo di pubblico, che lo ha premiato, al Festival di Locarno e incetta di riconoscimenti al Montreal World Film Festival), certamente uno dei più interessanti dell’intera stagione 2004-2005 (e che avrebbe meritato di circolare in un periodo di più alta frequenza nei cinema). Un film che parla di confini fisici, mentali ed emotivi e della volontà di conviverci e di attraversarli: un film di grande attualità visto quanto sta accadendo in varie parti del mondo e che riguarda tutti gli uomini, vicini e lontani. Un bellissimo ritratto, accorato e struggente ma a tratti anche umoristico, di come si conduce l’esistenza nelle Alture del Golan tra ostilità, diffidenza, cieca e ottusa burocrazia.

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