Pubblicato: gennaio 14, 2005 in Uncategorized

 Boiling Point  di Takeshi Kitano (Giappone, 1990)

Il giovane Masaki, pessimo giocatore di baseball e altrettanto incapace inserviente in una pompa di benzina, si mette nei guai con la yakuza. Decide quindi di recarsi a Okinawa con l’amico Kazuo per comprare un’arma con cui difendersi. Qui conosceranno Uehara, folle yakuza sodomita e imprevedibile che li aiuterà in modo inaspettato e li preaparerà allo scontro…

La seconda opera di Kitano (la prima secondo qualcuno, visto l’assoluto controllo sul film che non aveva avuto in Violent Cop) è anche il film più destabilizzante del regista giapponese. Qualcuno lo ha definitio il più godardiano dei suoi film. Sicuramente è il suo film più folle, anche più del pandemonio meccanico di Getting any.
Boiling point è un romanzo di formazione senza la formazione. Il viaggio di due stralunati che vogliono affrontare la yakuza con l’ingenuità di chi non sa stare al mondo. Nel loro cammino incontrano Uehara, un vulcano vivente, yakuza folle e dai modi antisociali che li accompagnerà/maltratterà nel loro breve viaggio a Okinawa.
C’è già tutto il Kitano degli anni migliori, eppure qui è in una forma così brutale e primitiva (in tutto) da spiazzare. Accanto alla follia della yakuza l’ordine geometrico del baseball, e dei campi lunghi che inquadrano le immobili partite di Masaki e i suoi compagni. Per filologi (e non) del regista giapponese pluripremiato in Italia.

commenti
  1. anonimo ha detto:

    è praticamente l’unico Kitano che ancora mi manca.
    Uffa.

    A.

  2. Gokachu ha detto:

    Be’ rispetto a Violent Cop secondo me è un passo indietro.

  3. kekkoz ha detto:

    è il kitano che mi piace di meno, ma lo ammiro.

    sì, un passetto indietro.

  4. ohdaesu ha detto:

    Concordo col Giovane e col Vecchio.

    Però meraviglioso il manifesto nell’immagine: non l’avevo mai visto.

  5. cineblob ha detto:

    sconcordo con tutti e tre: secondo me è il passo, logico, verso sonatine.

  6. mutewinter ha detto:

    manca anche a me… e non darmi dello sfigato. piuttosto dimmi dove posso recuperarlo.

  7. murdamoviez ha detto:

    OT

    ho visto adesso la frase …

    lol!

    ma te lo ha detto un professore?

    °_°

  8. cineblob ha detto:

    mut: io l’ho comprato a 8 euro e 90 in edicola… ma ormai non si trova più ;)murda: il mio relatore… :)))

  9. anonimo ha detto:

    siamo 4 contro uno (e per una volta sono d’accordo col kekkoz)…un passo indietro…facciamo mezzo?

  10. cineblob ha detto:

    nicola: non so, io insisito. violent cop, boiling point e sonatine sono tesi, antitesi e sintesi del noir secondo Kitano… secondo me è un passo indispensabile… poi…

  11. Gokachu ha detto:

    In Boiling Point sono assolutamente mirabolanti i (pochi) minuti in cui Beat Takeshi è in scena; se è di quella parte a cui ti riferisci come “antitesi”, con la necessaria proposizione del gioco (qui ancora, per quanto insensato, connesso coi temi della yakuza) che poi si dispiegherà ampiamente sulle spiagge di Okinawa in Sonatine, posso essere d’accordo; il resto del film però non mi sembra che porti a Sonatine.

  12. Jupiter ha detto:

    che diavolo è la yakuza??
    (a parte l’imitazione di una famosa vasca da bagno)

  13. Jupiter ha detto:

    no,dico sul serio, non so cosa sia la yakuza.
    di giappone e compagnia non so nulla.

  14. cineblob ha detto:

    jup: mafia giapponese, povera piccola jup… ;-P
    gok: proprio per questo ho parlato di antitesi, rispetto a ciò che era successo in Violent Cop… per eventuali approfondimenti ti rimando al paragrafo 2.1.3 della mia tesi 😉

  15. Jupiter ha detto:

    l’avevo immaginato.
    azz esiste pure una mafia giapponese?O___o non è bello scoprirlo così.

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