Pubblicato: gennaio 2, 2005 in Uncategorized

Violent Cop di Takeshi Kitano (Giappone, 1989)

Azuma, un detective dai metodi poco ortodossi, inizia a investigare su alcuni omicidi collegati a un giro di droga che coinvolge la polizia. Presto si scontrerà con Kiyohiro, psicopatico e sadico killer della yakuza responsabile delle morti. Lo scontro finale, in un oscuro capannone industriale squarciato dalla luce, sarà inevitabile.

Il primo Kitano. Spigoloso, netto, nero soprattutto. Kitano prende in mano le redini di un film in fieri (la regia sarebbe dovuta essere di Fukusaku) e gira un’opera prima semplice ma potente. Riscrive del tutto la sceneggiatura e trasforma un film d’azione in un cupo ritratto di solitudine e violenza.
Un poliziesco nichista e disperato, che si rifà alla tradizione americana (Friedkin e Siegel) ma nel frattempo riscrive, innovandole, le regole del gioco. “Un altra concezione della durata” ha scritto Vincent Ostria sui Cahiers. Tempi morti, pause narrative e poi improvvise esplosioni di violenza. Macchina da presa fissa, inquadrature essenziali, lunghi piani sequenza.
Nasce uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo, e pochi ne intravedono subito l’importanza. Fondamentale sia per capire il cinema giapponese contemporaneo, sia per capire il cinema d’autore di oggi.

commenti
  1. anonimo ha detto:

    auguri di buon anno…

  2. Ratinthewall ha detto:

    il mio primo kitano… amore a prima vista.

  3. anonimo ha detto:

    è stato anche per me il primo kitano.Ricordo ancora quella notte di tanti anni fa (quanto ero giovane…) su fuori orario.A pensare che in giappone lo consideravano solo un showman (e questo anche dopo hana-bi e sonatine).Ricordo un aneddoto (su sonatine):Kitano seppe del premio vinto a Taormina (mi pare nel 1993) solo due anni dopo (o erano 3…a venezia 1996?).Fu un giornalista a dirglielo in un’intervista (i produttori lo avevano tenuto all’oscuro per evitare richieste da parte di beat takeshi per i film successivi).

  4. anonimo ha detto:

    quello di prima era un commento made in moroni nicola’s brain (ci vuole il genitivo sassone? Ma si chiama genitivo sassone?)

  5. cineblob ha detto:

    nicola: genitivo sassone, chissà perché poi…;)

  6. anonimo ha detto:

    allora non ho scritto una delle solite stronzate…per una volta.Rimedierò alla prossima.

  7. Gokachu ha detto:

    Si chiama genitivo sassone perché deriva all’inglese dalle sue radici sassoni e perché è l’equivalente del caso genitivo. Violent Cop è forse, nell’ordine dei miei preferiti di Kitano, il mio terzo preferito dopo i soliti due, ed è anche il secondo che ho visto (dopo Hana-bi, sì, ci sono arrivato tardi, nel ’98 o giù di lì, e si che sto film è dell’89 e Sonatine del ’93).

  8. Nonostantetutto ha detto:

    La signoria vostra è ufficialmente invitata all’anteprima mondiale dela video intervista di Silvano Agosti a Mario Martone realizzata da cinemavistodame. L’evento è on line sul mio blog competamente a-gratis.

  9. goljadkin ha detto:

    di sicuro un gran film, ma non sono parecchio d’accordo sull’innovazione.
    C’era De Palma che nell’83 e nell’87 aveva già girato due splendidi e americanissimi polizieschi (Scarface e Gli Intoccabili) contravvenendo al montaggio frenetico hollywoodiano, con più di un paio di scene entrate nella memoria proprio in virtù dei lunghi piani sequenza.

  10. aliceavallone ha detto:

    Amore a prima vista anche per me, un vero colpo di fulmine. Un abbraccio, Alice.

  11. kekkoz ha detto:

    ai tempi della prima visione mi fece stare fisicamente male. non ero ancora avvezzo.
    personalmente, un culto.e un amore a prima vista, anche per me.

  12. cineblob ha detto:

    Amore a prima vista per tutti insomma. :)Non condivido però il paragone con DePalma, i virtuosismi del regista statunitense sono lontani anni luce dalle ellissi continue e dai “buchi” narrativi di Kitano. E il nichilismo del volto impassabile di Beat Takeshi ha poco a che vedere con De Palma.

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