Pubblicato: dicembre 30, 2004 in Uncategorized

Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet (Francia, 2000)

Jean-Pierre Jeunet è un regista che, pur all’interno di una produzione un po’ sfilacciata, ha sempre mantenuto un suo stile personalissimo e altrettanto riconoscible. Una malinconica poetica del grottesco, del fiabesco, condita da una fotografia calda a tinte pastello e una macchina da presa spesso frenetica.
Delicatessen era una spassosissima black comedy a cavallo tra fantascienza e thriller. La città dei bambini perduti un fiaba nera che sembrava uscita dalle chine di McKean. Alien 4 una rilettura fantastica e amniotica di una delle saghe fantascientifiche più importanti degli ultimi venti anni.
Amélie è l’unico film di Jeunet che, travolto da un successo insperato, è stato capace di mettere d’accordo (quasi) tutti. Più vicino a una favola che a una commedia romantica è la storia di Amélie, adorabile (o detestabile, fate voi) ragazza con caschetto e occhioni che decide di rendere splendide e felici le vite di chi le sta intorno.
Ora, date queste premesse, e data la confezione a base di colori pastello, una Parigi da cartolina anni ’40 e musiche di Tiersen, le possibilità sono due. O si ama questo film fino alla follia (e conosco un paio di ragazze che sono convinte di essere Amélie…). O lo trovate stucchevole e un po’ noiso.
La prima visione indubbiamente affascina. E diverte, anche. La seconda (questa per l’appunto) annoia un po’, soprattutto nel secondo tempo.
Un merito va comunque riconosciuto al film di Jeunet: aver usato gli effetti digitali integrandoli perfettamente nella poetica romantico/surreale del film. Per questo: chapeau. Per il resto Amélie è un “film-confetto” a esclusivo uso e consumo di inguaribili romantici.

commenti
  1. anonimo ha detto:

    Arguta in Amélie la scelta di presentare protagonisti e figure secondarie attraverso ciò che a ciascuno di loro piace e ciò che ciascuno di loro odia fare.
    Affascinante la voglia di perdersi nello sguardo di un confuso e nascosto volto dipinto su una tela e immedesimarsi nei suoi occhi, pescarne i pensieri, come fosse una entità in carne e ossa davanti a noi.
    Scric

  2. Jupiter ha detto:

    mi considero un’inguaribile romanticona stucchevole smielata e quanto di peggio tu possa pensare.
    tiè

  3. mutewinter ha detto:

    io conosco una ragazza che più che credersi amelie le assomiglia in tutto e per tutto suo malgrado. naturalmente non ti dico quello che le farei… comunque la tua recenzia sottolinea i punti fondamentali con gusto ed equilibrio. alla fine poi non importa se il film sia stucchevole o no, diventerà uno di quei film-manifesto dei nostri anni come altri non necessariamente belli prima di lui.

  4. goljadkin ha detto:

    per me questo film è una cagata pazzesca.
    tutt’altra cosa Delicatessen e Alien 4, invece. Molto gustosi.

  5. anonimo ha detto:

    mi è piaciuta la definizione di “film-confetto”.Io ne conosco una

  6. cineblob ha detto:

    gol: si decisamente gustosi. delicatessen in particolare.nic: purtroppo la definizione non è mia, ma di un redattore di film tv (ecco perché il virgolettato) 😉 Ho appena finito di vedere La ragazza del bagno pubblico (Deep End), stanotte per caso su Fuoriorario. Una sorpresa… davvero 🙂

  7. anonimo ha detto:

    deep end è piaciuto a molti…chissà perchè? A me Ameliemi ha ricordato per certi versi alcuni film francesi dei sessanta (per l’atmosfera quelli di demy,ad esempio).E’ un film molto furbo ma c’è da dire che il talento,quello vero,sotto la montagna di melassa (altro che confetti!) si nota.

  8. anonimo ha detto:

    questa mattina mi sono rivisto fuoco fatuo in videoteca e dopo la visione mi sentivo così male che la tentazione di imitare il protagonista è stata forte…che capolavoro!

  9. kekkoz ha detto:

    mh. non sono d’accordo. ma proprio per niente. ma pazienza.
    🙂

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