Pubblicato: novembre 2, 2004 in Uncategorized

Dillinger è morto di Marco Ferreri (Italia 1969)

Un film politico e sperimentale. La progressiva, e lenta, crescita della follia come risposta alle routine quotidiane. L’autodistruzione di una borghesia annoiata del suo stesso benessere. Ferreri si scaglia sulla follia borghese con un film semi-sperimentale, e stira i tempi dell’intreccio fino alla tolleranza massima dello spettatore medio. Ovvero li fa coincidere con quelli della fabula.
La cena di Glauco (interpretato da un eccezionale Piccoli) è praticamente in presa diretta. I dialoghi sono quasi assenti. Chi guarda si deve abbandonare alla ripetitività dell’immagine, e alla noiosa follia del quotidiano. La televisione sembra essere ovunque (ed è solo il 1969). La fuga, da tutto ciò, è un viraggio.
Bello ma difficile.

commenti
  1. anonimo ha detto:

    d’accordo, ma non è un film “sperimentale”. non esistono film sperimentali, solo film sperimentati. e questo è uno dei più esperimentati di ferreri. peccato che ora si sia rincoglionito.

  2. anonimo ha detto:

    “non esistono film sperimentali, solo film sperimentati” … allibisco :-O

  3. Ratinthewall ha detto:

    e perché? il “cinema sperimentale” non esiste. ferreri è sperimentale tanto quanto gondry (giusto per citare il tuo post precedente), ma non mi pare che tu abbia utilizzato questo aggettivo per il secondo. non credo (e infatti così non è) che ferreri o godard pensassero di fare cinema “sperimentale” quando girarono le loro opere. semplicemente pensavano di fare il loro cinema. il problema è che siamo ormai talmente abituati all’omologazione corrente che non ci rendiamo conto che il cinema un tempo viveva di multiformi aspetti (tutti “sperimentali” certo, ma il cinema allora dovrebbe essere sempre sperimentale, in quanto dotato di polisemica varietà ancora tutta da esperimentare, appunto). siamo invece condannati alla ripetizione che ci fa sembrare ammirevole ciò che è familiare, e “difficile” ciò che è originale. pensa a quali e quanti differenti “cinemi” ci sarebbero stati se oltre che dal cinema hollywodiano si fosse tratto spunto da eisestein, da bunuel, da godard, da murnau ecc… ma la teoria di fukuyama sulla fine della storia può applicarsi in fondo anche al cinema… non stiamo più creando nulla, riscopriamo solo con stupore cose che abbiamo già fatto in passato.
    p.s. questa polemica non è contro di te, al massimo contro i mulini a vento.

  4. kekkoz ha detto:

    rat: volevi dire “peccato che ora sia morto”, vero? perché ferreri è morto.

    comunque, dillinger è uno dei film che mi fece innamorare di ferreri, anni fa (anche se gli preferivo altri, spesso per giovinezza…)

  5. Ratinthewall ha detto:

    volevo dire quel che ho detto, infatti gli ultimi film erano inguardabili. ho sbagliato il tempo della frase…

  6. cineblob ha detto:

    PAUROSO: ho scatenato il sacro furore di Rat e ne sono fiero ;)specifico: con l’aggettivo “sperimentale” intendo (e si intende per convenzione) proprio quello di cui parli tu, un cinema che “sperimenti” soluzioni narrative, di montaggio, ecc… al di fuori delle convenzioni del cinema tradizionale. Indubbiamente un cinema “difficile” perché l’occhio, anzi, gli occhi degli spettatori vivono (ahimé) di abitudine. Ecco perché per una platea poco esperta (qualsiasi cosa io voglia dire con questo termine) Dillinger può risultare una visione difficile. Così come One plus one di Godard o alcuni Bunuel (quali?). Cmq tutto questo confronto mi piace… ne voglio ANCORA! :))

  7. Ratinthewall ha detto:

    tanto qui ce la stiamo a cantare e suonare io, te e al massimo kekkoz. ormai il cinema sta morendo (conto su bravi giovani come te e il suddetto kekkoz per salvarlo, io ormai sono troppo compromesso e nicola moroni ha tolto persino i commenti dal blog…)

  8. kekkoz ha detto:

    moroni è sparito. volatilizzato. checco + kekkoz. pensa te che salvezza. povero cinema, eh? viva la foga.

  9. bickle ha detto:

    Il cinema non è morto. Se questo accade,accade nelle parole di chi “se la canta e se la suona” e di chi sempre più pretende di giudicare le immagini,quando invece c’è estremo bisogno di gente che le immagini le produca,non che le stupri. Non sto criticando nessuno,è solo quello che penso;buona polemica.

  10. kekkoz ha detto:

    grazie travis. prova a fare un film. poi prova a parlare di un film altrui. poi fammi sapere.

  11. Ratinthewall ha detto:

    pero bickle ha ragione. si sa che i “critici” non sono altro che artisti falliti (non sempre, nel mio caso sì però). se ami il cinema e non sei capace di fare film, allora almeno ne puoi parlare…

  12. lizetta ha detto:

    Non l’ho visto, ma la tua bella recensione mi ha fatto venire la voglia di correre a vederlo!
    Complimenti, il tuo blog mi piace molto ed anch’io amo il cinema.
    Ciao e ti aspetto presto!

  13. kekkoz ha detto:

    rat, questa è una generalizzazione che si fa spesso, e non sono d’accordo. la critica cinematografica e il cinema sono due cose diverse, due cose a sè stanti che richiedono abilità e competenze diverse. questo, a mio modesto parere.

    inoltre, aggiungo che fare cinema non è solo una questione di capacità. o no?

    per spiegarmi, userò le parole di abel ferrara, quando è venuto a bologna. “è per quello che facciamo cinema, perché non sappiamo parlarne”.

  14. Ratinthewall ha detto:

    non volevo generalizzare, infatti ho scritto “nel mio caso”. ti assicuro che le mie sceneggiature fanno davvero cagare… in effetti ci sono critici fantastici che per fortuna non hanno mai girato un metro di pellicola, e al contrario grandi registi (come truffaut) che scrivevano anche divinamente di cinema.

  15. kekkoz ha detto:

    🙂 le voglio leggere, rat.

  16. Ratinthewall ha detto:

    ne ho conservata solo una, in cui alcuni intellettuali dei tempi della rivoluzione francese vanno a vivere in campagna e scoprono le canne e le canzoni di jimi hendrix con 200 anni di anticipo :-)))

  17. Ratinthewall ha detto:

    e non aggiungo altro…

  18. anonimo ha detto:

    x Giovane Cinefilo:
    sul mio precedente post ho semplicemente fatto un riferimento al concetto di “morte del cinema” ed ho preso in prestito dal post di Rathinthewall l’espressione “se le canta e se le suona” senza avere l’intenzione di offendere te o lui,ma facendo riferimento ad altre categorie della “critica” e non di certo a voi cinebloggers. Ti sei risentito per poco ed inutilmente…in bocca al lupo per i tuoi sogni(che non volevo offendere).Bickle.

  19. Ratinthewall ha detto:

    non posso parlare per kekkoz, ma non mi pare si sia risentito. per quel che mi riguarda, come hai letto sotto, non posso che darti ragione. il tuo atteggiamento mi pare positivo, mi piacerebbe leggere come lo esprimi (hai un blog?)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...