Pubblicato: luglio 21, 2004 in Uncategorized

Primavera, estate, autunno, inverno… e poi ancora primavera di Kim Ki-duk (Sud Corea – Germania 2003)

La vita di un monaco Buddhista, dall’infanzia spensierata alla vecchiaia, scandita dallo scorrere delle stagioni e dal loro ritorno. Un’allegoria sulla vita, tanto didascalica quanto affascinante. Una parabola sulle stagioni dell’uomo e sul ripetersi eterno e immutabile del ciclo della vita.
La primavera, con la gioia infantile spezzata dalla scoperta della crudeltà umana: la propria crudeltà.
L’estate, torbida e avvolgente come le spire di due serpenti che si accoppiano.
L’autunno, anni di declino e di penitenza.
L’inverno, il tempo della morte e del gelo che già porta in sé i germi della nuova primavera alle porte.
Splendidi i paesaggi e la fotografia che li ritrae sottolineando con forza i colori delle stagioni.
Qualcuno ha storto il naso rimproverando al regista di aver realizzato un film buddhista a misura di occidentali. In realtà il lavoro di Kim è pura bellezza e armonia, forse ricercata, ma mai in cattiva fede. Il volto del monaco bambino che piange inconsolabile per la scoperta della propria crudeltà è forse l’immagine più bella del cinema di quest’anno.
Da vedere più volte, alla ricerca dei simbolismi sottesi a ogni stagione. Un buon punto di partenza potrebbe essere questo. Anche se manca qualche considerazione sugli animali che accompagnano la vita del monaco nelle diverse stagioni (primavera-infanzia-cagnolino, estate-adolescenza-gallo, etc…). A voi la ricerca 😉

commenti
  1. scott.ronson ha detto:

    è un film buddhista? spiacente, da quando una mia coinquilina si è convertita alle malefiche nenie degne di un cd che salta ho deciso di appoggiare con l’anima e con il cuore l’invasione cinese del tibet, quindi non se ne parla nemmeno.
    :-PPP
    a.

  2. aliceavallone ha detto:

    Io l’ho visto così invece:

    Il piccolo monastero galleggia eremita sull’acqua tra le montagne. Un cane, un gallo, un gatto, un serpente ed infine una tartaruga si susseguono come le stagioni, con ritmi immutabili tracciando profondi solchi di gioia crudele, educazione rigida, rabbia omicida, dolore rigoroso e piacere ossessivo. Il titolo è circolare come la vita, vibrante come la sua scenografia acquatica e terrena. Un magistrale distacco partecipe ci racconta di un monaco ed il suo discepolo dagli sguardi imperturbabili ed i gesti asciutti che sanno creare un’aspra tensione sotterranea narrativa e visiva. Il regista Kim-Ki Duk non da risposte, ma dona solo profonde visioni, silenzi ascetici. Una storia Zen di cinque capitoli piena di trappole. Le stagioni non sono sfumate ma ben distanti, la storia non è atemporale ma ben collocata ai giorni nostri, la scena non è idilliaca e protetta dalla natura ma repressiva e violenta. Un particolare su tutti. La splendida inquadratura dei piedi che si accarezzano dopo aver consumato sesso.

  3. minstrel ha detto:

    mi hai convinto!

    Compro il DVD! ^___^

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