Pubblicato: giugno 21, 2004 in Uncategorized

Divorzio all’italiana di Pietro Germi (Italia 1961)

Geniale, grottesco, graffiante. Una delle commedie più intelligentemente critiche verso la morale e i costumi dell’Italia che fu.
Il barone Fefé Cefalù, per poter amare liberamente la cugina sedicenne, spinge la moglie fra le braccia dell’amante, per poi ucciderla invocando, in sua difesa, l’articolo 587 del Codice Penale. Una banale storia di corna e passioni che è vetriolo puro. Vetriolo sputato in faccia alla morale di allora, all’assurdità dell’articolo 587, al binomio amore-matrimonio. La scena finale è l’estrema pugnalata, di una lunga serie, inferta alla sincerità della vita di coppia.
Qualsiasi tentativo odierno di ritrarre la società italiana impallidisce al confronto. Germi è un moralista travestito da immoralista. Mastroianni è eccezionale nel suo ruolo di barone siciliano, che sprofonda nel sottosuolo sociale dello stigma con la determinazione di un personaggio Dostoevskiano.
Una commedia perfetta, a cui si perdona anche la colpa di aver esportato nel mondo una quantità di stereotipi sulla Sicilia (e sull’Italia) che ancora oggi resistono.

commenti
  1. anonimo ha detto:

    Alcune scene sono tra le migliori del cinema italiano

  2. fuorisede ha detto:

    non posso che essere d’accordo. E’ davvero perfetto.

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